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Qualcosa che mi sfugge dello smart working

In questo ultimo mese ci siamo trovati ad affrontare una improvvisa rivoluzione nel mondo del lavoro. Tutti i lavori svolti in ufficio di colpo sono stati avviati a distanza e sono diventati smart working.

In attesa che si trovi una soluzione definitiva al Covid-19 ci troveremo a fare i conti con situazioni certamente inedite.

Ma cos’é lo smart working? Una delle definizioni più interessanti è stata: “se lavori tutti i giorni da casa è telelavoro, mentre se lavori due giorni a settimana da casa allora è smart working”. Interessante definizione ma qualcosa non mi aveva troppo convinto. La differenza era basata sul rapporto tra le ore trascorse in ufficio rispetto a quelle trascorse a casa.

Il motivo principale era legato a questioni assicurative, e alla protezione della salute in particolare alla postazione di lavoro, all’illuminazione, all’ergonomia.

Pensando che il diverso punto di vista fosse dovuto alla diversa gestione dell’impiego pubblico rispetto al privato ho fatto qualche ricerca ed ho trovato qualche informazione.

Nel sito autorevole del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, leggo che lo smart working si definisce come “Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.” come indicato nell’area smart working del sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Visto che si dovrebbe lavorare per obietti senza vincoli orari mi sorprende l’approccio che alcune aziende e alcuni enti pubblici hanno adoperato per regolare l’orario di lavoro anche in smart working. Sembra che la modalità non sia quella basata sull’obiettivo ma principalmente sulla disponibilità orario, la timbratura, anche se a distanza. Puoi lavorare da casa senza avere un obiettivo formale (in fondo sai bene cosa devi fare!) ma certamente devi essere a lavoro per 7 ore al giorno dalle alle.

La sensazione è che sia iniziata una ondata di telelavoro sotto il nome di smart working che temo porterà alla cattiva comprensione di quest’ultimo con il rischio di non comprenderne le potenzialità utili per sopravvivere e ripensare un nuovo modello di lavoro.

Sembra che lo smart working sia riconducibile al semplice fare da casa quello che prima facevo in ufficio con la grande evoluzione che oraper parlare con i colleghi si possa usare Skype! Niente panico.

Lo smart working non è una novità. Molto aziende lo adottano da anni. E’ uno strumento.

Prevede una modalità flessibile. Può essere svolto teoricamente ovunque a patto di rispettare l’accordo azienda-lavaratore. La caratteristica fondamentale è che il lavoro sia gestito dal lavoratore negli orari che il lavoratore stesso stabilisce. Coniugare vita-lavoro sarà più semplice sempre a patto di raggiungere gli obiettivi attesi dall’azienda obiettivi che l’azienda deve stabilire.

Vero che negli accordi aziendali sia sempre necessario stabilire dei giorni che si devono passare in ufficio e altri in luoghi diversi. Mi chiedo sempre quanto sia facile misurare il lavoro se alcuni giorni vengono lavorati in ufficio in modalità oraria ed altri in smart working in modalità obiettivo.

Un tema quindi è: esistono aziende che ancora vedono il lavoro come un semplice rispetto dell’orario sul cartellino? Purtroppo temo di sì. Saranno in grado di stabilire e misurare i risultati? Difficile, almeno non da subito.

Certo sarà fondamentale avere il management capace di organizzare un nuovo modello di lavoro, di sfruttare appieno tutte le possibilità offerte dall’informatica e dalle comunicazioni.

Esistono obiettivi diversi raggiungibili con lo smart working. Si passa dal risparmio di costi per le aziende all’aumento della flessibilità e della produttività.

Spero che il passaggio dal modello orientato verso il risparmio al modello di maggiore flessibilità a vantaggio della produttività sia presto compreso e realizzato. Soprattuto spero che questo nuovo modo di lavorare non si riduca semplicemente a gestire le consuete timbrature a distanza.

Telelavoro e smart working sono molto diversi.

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